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Cyber-attacchi: perché i criminali informatici non vanno mai in vacanza (mentre le aziende sì)

Estate, weekend, notti. I momenti di relax per le persone coincidono spesso con quelli di massimo rischio per le aziende.

Nel primo semestre del 2025, il malware continua a occupare una posizione centrale nel panorama delle minacce in Italia. Secondo i dati aggiornati del Rapporto Clusit, il 20% degli incidenti cyber registrati nel nostro Paese è riconducibile a questa tipologia di attacco: in termini concreti, un incidente su cinque ha origine malware.  

Una minaccia che non rallenta, anzi accelera

Pur non essendo la tecnica più utilizzata in assoluto – primato che nel periodo resta ai DDoS – il malware si conferma la seconda modalità di attacco più diffusa, a dimostrazione di una minaccia che, pur evolvendo nelle forme e nei vettori, mantiene un ruolo strutturale negli scenari di rischio per le organizzazioni italiane. Un segnale chiaro che la pressione cyber non accenna a diminuire.

Parallelamente all’aumento dei volumi, stanno cambiando anche le modalità di attacco. Nel primo semestre 2025 in Italia i DDoS tornano a essere la tecnica prevalente, responsabile del 54% degli incidenti, spesso legati a campagne di hacktivism. Seguono gli attacchi malware, che rappresentano il 20% degli eventi, mentre cresce l’attenzione verso lo sfruttamento delle vulnerabilità, incluse quelle zero-day, che pur pesando per il 5% del totale mostrano impatti sempre più gravi. Il phishing e il social engineering restano presenti, seppur con un’incidenza più contenuta (4%), in uno scenario complessivamente più frammentato e difficile da prevedere. In questo contesto, l’Italia si conferma tra i Paesi più colpiti in Europa, che concentra circa un quarto degli incidenti a livello globale, con un livello di rischio ormai strutturale e non più rimandabile.

Gli orari preferiti dagli attaccanti? Quando l’IT è offline

I criminali informatici non seguono l’orario d’ufficio. Anzi, puntano proprio a quei momenti in cui l’attenzione è più bassa, i sistemi meno monitorati, e il personale IT ridotto al minimo: le notti, i fine settimana e i periodi di vacanza.

E durante l’estate questo rischio cresce. Le aziende rallentano, i turni si riducono, le priorità si spostano altrove. Le patch possono aspettare. I backup si faranno domani. E nel frattempo?

Nel frattempo, gli active adversaries – cyber criminali altamente qualificati – studiano, osservano e colpiscono. Entrano da una VPN mal configurata, da un’app dimenticata, da un server non aggiornato. E lo fanno nel silenzio, mentre nessuno guarda.

Ma davvero è così facile colpire?

Purtroppo sì. La superficie d’attacco digitale delle aziende è in continua espansione e, spesso, non corrisponde a quanto si pensa di avere sotto controllo. Ambienti cloud lasciati aperti, servizi web non più usati ma ancora raggiungibili, credenziali compromesse e vendute nel dark web: sono tutti punti d’ingresso che nessun firewall da solo può proteggere.

Ecco perché il problema non è più “se” un’azienda subirà un attacco. Ma “quando”. E soprattutto: in che condizioni si farà trovare.

Una postura di sicurezza debole non è più accettabile

Troppi reparti IT oggi sono sottodimensionati o sovraccarichi. Gestire la quotidianità – ticket, supporto, aggiornamenti – lascia poco spazio alla strategia e alla prevenzione. La sicurezza resta spesso nelle “to-do list” che slittano di settimana in settimana.

Ma gli attaccanti non aspettano. E i danni, quando arrivano, non si fermano ai sistemi informatici:

  • Interruzione delle attività
  • Perdita di dati e reputazione
  • Sanzioni e cause legali
  • Abbandono di clienti e partner

In un mercato sempre più interconnesso e normato, la mancanza di un piano chiaro di prevenzione e risposta è un lusso che nessuna azienda può più permettersi.

La buona notizia? Scoprire il proprio livello di rischio è facile

radar chart hicompliance

Il primo passo per difendersi davvero è sapere da dove si parte.
HiCompliance è il servizio gestito che misura oggettivamente la postura di sicurezza della tua azienda, combinando due analisi:

  • SurfaceScan360, che analizza cosa è esposto online: servizi, asset, vulnerabilità note, configurazioni deboli.
  • DarkRisk360, che verifica se dati aziendali, credenziali o infrastrutture risultano già compromesse nel dark web o in archivi pubblici.

Queste informazioni vengono tradotte in un indice di rischio cyber chiaro, misurabile e confrontabile nel tempo. Niente tecnicismi inutili, niente stime approssimative: solo dati concreti su cui costruire un piano di difesa reale.

L’estate è il momento perfetto per fare il check-up

Invece di attendere che qualcosa accada, perché non approfittare della pausa estiva per capire quanto è esposta la tua azienda e mettere al sicuro ciò che conta davvero?

HiCompliance ti fornisce:
✅ Una misurazione precisa del rischio digitale, oggi
✅ Un remediation plan chiaro e personalizzato
✅ Un supporto continuativo per rafforzare la sicurezza, nel tempo

Il tutto, senza cambiare infrastruttura o stravolgere i tuoi processi IT.

Agire oggi per dormire sereni domani

I criminali informatici non vanno in ferie. E tu?
Fatti trovare pronto. Scopri se la tua azienda è davvero protetta o solo fortunata fino ad oggi.

Con HiCompliance, puoi finalmente prendere decisioni concrete per ridurre i rischi e costruire una postura cyber resiliente e verificabile.

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